Fresella Gourmet

Casatiello e Tortano

Cara “Fresella Gourmet”.

Si potrebbe dire che questo sia il vostro miglior momento.

Nell’aria s’avvertono già i provocatori profumi di una tradizione, quella napoletana, ma certamente anche dell’intero sud, che non lascia scampo.

Chi durante l’anno aveva puntigliosamente provveduto, con sforzi insani, a tenersi, a mantenersi “in forma”, ebbene a Pasqua – più che in qualsiasi altra circostanza del genere – ci si “sforma”!

Diciamo cari amici che questi giorni, …songo ‘a morta vosta !

Con questo modo di dire, con questo nostro intercalare, vien esplicitato il preciso significato, ossia, “…in quale miglior momento, voi, che proponete la tradizione culinaria meridionale e la bellezza e il gusto come parallelo universo della storia, potete esternare la grande sapienza di questa’arte se non in questi pochi giorni pasquali?

Il modo di dire: “è ‘a morta soja” nasce da… ma, ma che sto facendo?

Ma a chi e può interessare l’origine della locuzione.

Come al solito sono il solito sprecone di parole inutili come spesso e giustamente mi accusano. Dicono: “…si pesante, …si ‘nu casatiello” Già cosa ci potrebbe essere più pesante di un casatiello.

C’è chi lo confonde ingiustificatamente con ‘o tortano. Sono purtroppo entrambi pesanti e fanno parte di quelle torte salate di queste feste, dicasi tali soprattutto perché una volta, al di là della rispettata Resurrezione di Nostro Signore, il popolo poteva mangiare come non mai! Già poche erano le occasioni perché si potesse allestire una tavola ricca attorno alla quale “schiattare

Oh Signore! Ecco ‘o casatiello è il tema! Io stesso, … ‘o pesante, ‘o casatiello!

Viene da “caso” ovvero formaggio!

Dovrei parlarvi degli ingredienti ma non è cosa facile da sostenere. Tocca a voi!

Però potrei dirvi delle significazioni di una parte di loro, dunque legate alla lontana tradizione cristiana.

A dire il vero dovrei partire da quella pagana.

Abbiamo detto formaggio (quello che lo rende pesante). Questo propriamente è il “pecorino” perche viene dal late della pecora. La pecora nutre il proprio piccolo, l’agnello! Ecco già qui ci si avvicina alle lontane dottrine o riti pagani ed ebraiche, che sacrificava l’agnello (simbolo della purezza) per ringraziare e propiziarsi la primavera, ossia la rinascita dei prodotti della terra di un buon raccolto. Ma Cristo non è l’Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo?

I cicoli, o meglio i “ciccioli” vengono dal maiale. Anche questa storia e precedente all’avvento di Nostro Signore Risorto.

In Egitto, infatti, veniva anch’esso sacrificato (in quanto fecondità e prosperità, …nun se jette niente dò puorco) in quanto la scrofa, spesso, divorava i piccoli. Ritenevano fosse una divinità o la riferivano alla Madre del cielo e delle sue figlie, le stelle, che ogni notte risorgevano dalla morte della mattina.

Per i cristiani, – e sappiamo bene quanta relazione e naturale continua evoluzione mistica lega l’antico Egitto-Israele-cristianesimo – alle attuali nostre tradizioni, anche il porco è un elemento che appartiene all’arco ciclico della vita e della morte.

Parimenti l’uovo che da sempre simbolo del semeprimordiale dal quale in seguito nasce il mondo, …totalità racchiusa in un guscio esso indica la Creazione già prefigurata fin dall’inizio” Inoltre i cristiani hanno da sempre comparavano Gesù, che risorge dal sepolcro, al pulcino, che esce dal suo guscio, metafora morfologica dell’universo, del mondo. Ciò spiega l’uovo in tutte le sue variabili proprio a Pasqua durante la Resurrezione.

Il casatiello, poi, si fa con la farina, come il pane. Il pane rappresenta da sempre la prima forma di sostentamento e simboleggia, dunque, l’alimento primario. Diventa, infatti, il simbolo di Cristo nell’ostia consacrata, il Re dei Re per il Re dei Cibi.

Ma mi fermerei qui con gli ingredienti. Semmai ci penserete voi a tempo debito.

Mi soffermerei piuttosto, tentando di concludere, alla forma sia del casatiello che del tortano. Hanno la forma a ciambella con un vuoto al centro. ! Non vi ricorda nulla!

Nulla è lasciato al caso, pare evidente e in particolare in queste circostanze che ritualizzano un evento. Esiste una letteratura sulla faccenda. Essa rappresenta la corona di spine di Gesù Cristo. È una sorta di trasferta soprattutto del dolore e poi della passione di Cristo in noi. Penetra le nostre coscienza.

Mangiandola, avrebbe detto Freud, si potrà giungere ad una maggiore cognizione e coscienza – che latente e sfuggente viviamo come senso di colpa – che attive abitano il nostro inconscio. Somministrandolo al nostro corpo attraverso l’atto del mangiare, a livello profondo si può rivivere consapevolmente il sacrificio del Calvario e superare il dolore delle spine.

Dunque, il casatiello o il tortano, (la differenza sta nei tipi e quantità di formaggi che vengono aggiunti nel secondo e delle uova esterne del primo) rappresentano come, appena, appena ho cercato di descrivere, un patrimonio alimentare ma che disegna piuttosto un mondo di valori corrispondenti a dei percorsi intersecanti fatti di profumi e storia, tecnica e sapienza, antropologia dei luoghi e sapori. Tutto rimescolato a fuoco lento e servito con un tosto rosso di Gragnano.

Attenzione a qualche scorzetella di guscio d’uovo sodo. Capita!

da Bruno Papplardo, SUDVOX – 08.04.2012

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 7, 2012 alle 2:50 pm. È archiviata in Uncategorized con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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