Fresella Gourmet

JI’ TRUVANNE A CRISTO DINT’ ‘E LUPINE”

A Betlemme se iettaje lu banne, contr’a criature sott’a li dduje  anne…Fuje Maria cu nu ruosse schiante
lu figlie arravugliate rint’a lu mante.

Vale a dire…

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Fu  a Betlemme  che (un potente) s’ emise un bando,

contro ogni bambino al di sotto di due anni

Fuggi Maria con in cuore un grosso schianto(paura)

E intabarrò il figlio nel proprio manto

….

Ecco, inizia così una straordinaria canzone del maestro Roberto de Simone che racconta di una leggenda tutta nostra. Raccolse e trasformò in arte musicale e in straordinarie armonie quelle piccole e grandi narrazioni mito-mistiche che giravano negli sperduti casolari e nelle antiche strade  di paesini e città del meridione. Ricercando, tra detti o proverbi della Napoli antica, quei piccoli indizi su cui poi, puntava per dar  l’avvio ad  una personale  ricerca  semasiologica e fonetica di una immensa  cultura d’appartenenza  ormai

nascosta sotto l’alta coltre del tempo.

Ma di che parlo!???

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Dimenticavo.

Beh, si riferisce ad un antico adagio: “JI’ TRUVANNE A CRISTO DINT’ ‘E LUPINE

La complessa locuzione si riferisce ad un modo di dire che allude a quell’individuo provvisto di una eccessiva pignoleria, sovrabbondante pedanteria che si manifesta morbosamente rendendoli insopportabili alle altre persone essendo colui che cerca il “pelo nell’uovo”. Non giunge, infatti, ad alcun risultato perché ciò che chiede a se stesso è impossibile, fattibilità ineluttabile.

L’origine, come provavo o a principiare, si fa provenire da una leggenda, quella della punizione che la Madonna volle somministrare alla pianta di lupini,  leguminosa arboscello per natura amaro, dette alcaloidi che, se ingerite in grandi quantità, potrebbero risultare nocive.

La tiro breve! Sapete tutti della fuga della Madonna, col piccolo Gesù, da Betlemme per sfuggire all’editto di Erode che intendeva uccidere tutti i bambini al di sotto dei due anni perché così gli era stato preannunciato che proprio un fanciullo di quella età lo avrebbe, da adulto, scalzato dal suo trono; il re dei re, così gli venne rappresentato.

La Madonna terrorizzata  chiese aiuto prima alla pianta dei lupini perché la nascondesse tra le sue fitte foglie ma ne ebbe un immediato e disdegnoso rifiuto e poi alla pianta alta del Pino. e, dunque, alla pigna e ai sui numerosi pinoli ( o pignoli; una coincidenza linguistica o come sembrerebbe la naturale radice etimologica, dal lat.pinus /pigna et, cetera?) che l’accolse togliendo entrambi alla vista dei giudei.

Ormai salva, la Madonna volle ringraziare la pianta regalando una carezza dalla piccola mano di Gesù Bambino. Si trova spessissimo impressa, all’interno di un pinolo, tagliato in due,  il calco d’essa.

Diversamente e, dunque, è assolutamente impossibile trovare questa figurazione all’interno del lupino giallo in quanto venne punita rendendolo i suoi frutti, come si è detto, amarissimi.

La bella filastrocca ( termine non propriamente corretto) termina:

 ….

Si ogge bbuone tu aviste lu core
de ‘ncienze sante purtarraje l’addore.(
essenze libanese ma per il fumo spettacolare frammenti di pigna)
E donna e lu Bambino se salvajeno
‘na mane peccerella ‘nce lassajeno.
Pignuole tu che a Dio t’arapiste
‘nce purtarraje la mane ‘e Giesù Criste.

da prof.Bruno Pappalardo, SUDVOX

 

Mettere i lupini a bagno coperti di acqua per 1 giorno. L’indomani far bollire i lupini in acqua per circa un’ora.

Scolarli e metterli a bagno in acqua per circa 10 giorni cambiando ogni giorno l’acqua.  Passati i 10 giorni i lupini dovrebbero aver perso l’amaro, si lasciano in acqua salata pronti per essere gustati! Si possono realizzare anche degli oli e burro e anche un dolce sidro. (informarsi su lupini gialli e  blu)

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 14, 2012 alle 8:01 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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