Fresella Gourmet

Pasionaria o pasticciera?

Pochi giorni orsono, l’amico Giovanni Amarone, mi ha proposto di raccontare la mia passione per la pasticceria e le tappe che mi avevano portata a diventare “La pasionaria napoletana”, poiché mai nessuna mi aveva chiamata così, rimasi colpita. Così venni a scoprire che il caro amico Bruno Pappalardo, quando parlava di me talvolta usava quest’appellativo.

Che dire, ne sono rimasta estremamente lusingata. Bruno è una persona squisita, saggio ed umile (l’umiltà dei grandi) con un dono, di non ostentare mai il suo profondo sapere. Era doveroso fare questa premessa prima di passare alla mia presentazione.

Tra un nonno pasticciere di corte, ahimè dei Savoia, e un bisnonno presidente di corte d’appello, c’era un’alta probabilità che ereditassi qualche caratteristica di uno dei due. Per non dispiacere nessuno, sono un mix di entrambi.

Infatti, dal nonno ho ereditato la passione per la pasticceria e anche per la cucina, in verità. Dal bisnonno invece, il mio fiondarmi in tutte quelle situazioni dove intravedo ingiustizie. Ed è appunto da questo mix che è in me, che è nata la torta Regno Due Sicilie, che mette in evidenza questa eredità.

Tralascerei per un momento l’aspetto dolciario, a cui preferirei dedicarmi in chiusura. Per addolcirci dopo qualche amarezza, inevitabile, volendo rendervi partecipi del mio primo incontro con la storia negata… quella del Sud. Sono nata a Napoli, città che ritengo essere la quintessenza della bellezza., dove la cultura, la storia, le bellezze architettoniche e quelle paesaggistiche, trovano un accordo mirabile, degno della più grande sinfonia mai composta prima d’ora. Sono sempre stata certa, che le stesse emozioni che provavo per la mia città, fossero condivise da Nord a Sud.

E se per caso arrivavano i commenti o le immagini in cui si puntava l’indice accusatore contro i napoletani, ci soffrivo, ma mi dicevo che forse avevano ragione e che eravamo noi a non saperci comportare,ancora non sapevo nulla di psicologia e di come fosse stato sottile ll lavaggio di cervello, al quale eravamo stati sottoposti. Come avrei potuto sapere che tutto quanto appreso sui libri scolastici erano notizie storiche epurate.

E che i libri erano stati un veicolo, voluto per il lavoro d’imprinting, che fin dalla più tenera età, eravamo costretti a subire, al Sud come al Nord, creando un gioco delle parti. Il Nord ricco e il Sud povero, il Nord sfruttato e il Sud sfruttatore, il Nord intelligente e il Sud stupido, il Nord alfabetizzato e il Sud analfabetizzato, in una parola, il Nord più, il Sud meno.

E quale era il risultato di questo gioco? Creare un alibi alle nefandezze perpetrate dai piemontesi, durante la guerra di annessione del Regno delle Due Sicilie, ripulirsi dai sensi di colpa che inevitabilmente bussano alla porta della coscienza, quando ci si macchia di delitti efferati, e rigettarli sulla vittima.

Era necessaria questa modalità, se volevano costruire una classe politica che avesse come unico obiettivo il benessere e l’egemonia del Nord. Insomma, come avrei potuto immaginare tutto questo disegno tortuoso e perverso, dietro quei libri di storia dei miei anni scolastici. Ero quindi in questa mia “ignoranza”, quando una ventina di anni fa, ci fu qualcuno che bussò alla mia coscienza.

E l’artefice ignaro di un tale sconquassamento fu un cliente del nostro negozio “Argenio”, il quale nel vedere tra i nostri accessori dei gemelli, buttò là una battuta a mio marito “ma voi dovreste vendere dei gemelli con questo stemma” e nel dirlo mostrò quello del Regno delle Due Sicilie.

Mio marito pensò che effettivamente del nostro stemma nessuno sapeva molto, tranne quelle poche notizie che gli erano state tramandate in famiglia, nella sua come nella mia. Di sicuro non sapeva la storia per intero, che di lì a poco gli avrebbe raccontato questa persona. Fatto sta che, mio marito, la prima persona a cui ne parlò fui io. In verità, non è che fui folgorata “sulla via di Damasco” anzi presi la cosa come una notizia, importante quanto si vuole, ma niente di più. Nei mesi a venire, mio marito cominciò a documentarsi con una serie di libri, di cui puntualmente mi ragguagliava. E notavo che quanto più egli cercasse di rendermi partecipe della sua rabbia e delle notizie, su quello che era stato perpetrato a danno del Sud, tanto più io cercavo di allontanarmi. La cosa gli sembrò strana, conoscendo la mia propensione a sposare tutte quelle cause che ritengo ingiuste.

Il motivo di lì a poco sarebbe stato svelato. Si diede il caso, che mi trovassi a letto con la febbre e non avendo come passare il tempo cominciai col leggere il libro di Angelo Manna “Briganti furono loro”, non so se fu la febbre che accentuò il mio stato, ma mi ritrovai a provare una rabbia incredibile e a piangere a dirotto. Ora però avevo capito perché lasciavo che mi scivolassero tutte le notizie che mi arrivavano, facendo finta di niente, mi salvaguardavo dal dolore, inevitabile, di quando ci si mette in discussione. Da allora, ho cercato di contribuire a divulgare quella che è una delle pagine buie della nostra storia. Ora però, mio marito dice spesso che io sono troppo presa e troppo arrabbiata sull’argomento e dovrei calmarmi un po’. Insomma, a questi mariti non va bene mai nulla. Il mio sogno rimane, il riscatto della nostra terra. E negli ultimi tempi sta diventando, più che un sogno, una realtà. Come promesso ora pensiamo ad addolcirci un po’, per chiudere questo nostro primo incontro, con la ricetta della torta Regno Due Sicilie. Spero vogliate gradire e alla prossima.

La ricetta di questa torta in sè non è difficile, però necessità di una buona manualità.

Ingredienti: Pan di spagna,bagna fatta con acqua zucchero e maraschino, crema chantilly, (che in Italia è una crema pasticciera con aggiunta di alcune cucchiaiate di panna, mentre in Francia la crema chantilly è la normale panna montata e zuccherata) ganache al cioccolato fondente rivestimento con crema al burro montato con zucchero a velo alleggerita da qualche cucchiaiata di panna e vaniglia,per farle perdere quel sapore stucchevole, infine copertura e decorazioni con pasta di zucchero, che per chi non sa farla può tranquillamente comprare, e ghiaccia reale.

Per lo stemma in pasta di zucchero, io non avendo uno stampo ho utilizzato una spilla, su cui ho fatto aderire un pezzo di pasta di zucchero, poi ho staccato ricavando un calco che ho fatto essiccare per qualche giorno, una volta indurito ho preso un pezzo di pasta di zucchero e l’ho pressato sul calco poi l’ho staccato ricavando lo stemma, con un pennellino ho colorato, usando coloranti alimentari.

Per il Regno ho ricalcato su carta velina un disegno, su cui ho appoggiato un pezzo di pasta di zucchero sagomandolo e infine ho dipinto i contorni.

Per le rose, anch’esse in pasta di zucchero, si possono seguire molti video su Youtube che insegnano le tecniche.

Insomma non è difficile, basta solo un po’ di passione. Spero abbiate gradito.

Tante care cose dolci

Annamaria Pisapia

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 26, 2012 alle 6:33 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Un pensiero su “Pasionaria o pasticciera?

  1. Bruno Pappalardo in ha detto:

    Che dire? Avevo ragione! La nostra Pasionaria che ci racconta di amarezze e rabbia rabbonite dal dolce del suo animo. Il contrasto è la sua condizione intellettuale.Il bianco e neri deI pieni e vuoti delle colonne d’un tempio greco offrono, però, una bellezza indicibile perchè attraverso d’esse, transita la Natura.. Sincera, solarema anche urticante e soprattutto donna.e, quando una donna raccoglie l’arma caduta nella polvere del campo di battaglia, ne diventa il capo e guerriero

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