Fresella Gourmet

…sasicce e friarielli,…”anima” di Napoli

Diceva che non c’è un vero Dio cristiano ma c’è l’UNO. Per farla breve non sosteneva  mica che bisognava adorarlo, venerarlo, affatto! Rappresentava, tuttavia, il Bene ed il Male. Addirittura il Male generava l’Anima e questa, a sua volta,  il mondo del “sensibile”. In questo esistevano gli esseri e il pensiero. Il Male in fondo bisognava viverlo come espiazione dei peccati e dunque aveva anche una valenza etica. Tuttavia solo gli esseri superiori, mediante la conoscenza acquisita nel modo reale potevano raggiungerla. Dunque, un’anima immanente e l’altra, quella che aveva raggiunto la purificazione e la conversione “trascendente”, e solo quest’ultima poteva raggiungere L’UNO.

Mausoleo di Galla Placidia interno cielo stellato e il Buon Pastore

In concreto, aiutiamoci con un immagine;… pensate ad un malridotto cofanetto e dentro suoi  ori. Or dunque,  fuori, la miserevole materia  povera e malata di quel mondo del sensibile, del quotidiano, del vizio del peccato ma che nasconde dentro la possibilità dell’essere di raggiungere mediante la luce della consapevolezza, della conoscenza e della conversione l’amore per il divino, la ricchezza dell’anima del mondo, riabilitata. Più breve di questo, del grande filosofo Plotino  non saprei fare nonostante tanto ancora andrebbe detto e precisato. Plotino  greco ed erede di Platone, muore a Minturno nel 270.


Ma la sua filosofia dell’anima e di un interno ed esterno calzava perfettamente con la misticità cristiana. Solo attraverso la povertà, l’umiltà esteriore dell’essere, della materia scarna del corpo, del rifiuto della ricchezza si può raggiungere la bellezza del l’anima, quel’interiore mondo d’ altezza suprema, patrimonio e  capitale di un sacro pervenuto, vicinanza al divino rivelato che si colora di splendente e luce-nte oro. Da ciò lo straordinario esempio di architettura ravennate del Mausoleo di Galla Placidia (426) dove la rappresentazione escatologico-apocalittica del sepolcro cristiano si esprime proprio nella povertà dell’esterno, nelle finte arcate murate, tutto in laterizi e, centrale in una sorta di essenziale torretta  che contiene la cupola interna. L’interno è una meraviglia di cielo stellato mosaicato di lunette rappresentanti santi e quelli dei bracci del “Buon Pastore”. La stessa riformata concezione ispirò anche il più lontano Romanico.  Pensate che le tessere in vetro dei mosaici della cupola furono piegate all’inclinazione dei pochi raggi solari riflettendoli in mille direzioni e che, docilmente, penetrano nel mausoleo creando una luce diffusa e suggestiva che: “ tranquilla sia la terra, tranquilli il maree l’aria, e il cielo taccia. Pensi quindi che l’anima, come venendo da fuori  e riversandosi ovunque, vi scorra internamente e penetri e illumini ovunque

(Enn.V 1(10), UTET Torino 1997, traduzione di C. Guidelli)

Ora vi chiederete “ma questo stupido dove vuole…” Semplice la risposta! Ai  FRIARIELLI!

Già pensavate ad altro o non a tanta imbecillaggine. Ebbene si, tale è ma, ma, …seguitemi nella fessura stretta in cui mi sono introdotto per giungervi.

I broccoletti napoletani, cosi vengono all’estero chiamati, ossia nel Veneto, in Lombardia et cetera.

La speculazione filosofica del Plotino si rispecchia fedelmente in essi.

Incominciamo col dire che i FRIARIELLI son rape” con la classica florescenza a ciuffo.  Il dizionario di gastronomia del Piccinardi recita “Rapa: pianta orticola coltivata per la produzione delle radici, di forma tondeggiante o allungata, dalla polpa bianca…” Non dice ad esempio e ovviamente, del significato corrente che tutti diamo alla rapa associandolo ad un soggetto. Infatti si dice che quello “ha una testa di rapa”, ossia inutile infruttuosa e idee tanto strambe d ritenerlo inservibile al prossimo. Si dice anche che “non si cava sangue da una rapa” sempre per sottolinearne l’impossibilità di farne un uso qualsiasi.

Noi napoletani che facciamo? (e solo per questo Napoli dovrebbe essere “Ad Honorem” capitale del mondo per la creatività) qui,… Mentre tutto il mondo li aveva buttati nei rifiuti, (forse da quelli li raccogliemmo) e ben sciacquati e ancora bagnati li lanciammo in una padella pieno d’olio dove un grosso aglio e del peperoncino l’attendevano. All’epoca usavamo la ‘nzogna (sugna) perché quella Napoli lì, quella dei circa quindici anni di dominio francese,aveva bisogno di condimenti forti e sostanziosi. Non s’era mai  vista tanta fame in giro. La parola “zandraglie”(dalla rete) viene proprio dal fatto che i cuochi francesi lanciavano dalle finestre delle nostre cucine borboniche  le interiora ( in franc. “Les entrailles)  soprattutto polli

Ora devo accorciare e lasciare ad altri le manovre per cucinare bene gli amarostici ma buonissimi Friarielli. Devo invece tantosto, aggiungere che proprio in ragione di questa necessità,a cosa poteva essere accostato il leggero e poco nutriente Friariello? Alla pietanza più grassa esistente: la carne di maiale, la “SALSICCIA” Dunque, non credo si possa individuare in natura, altra cosa più umile e insulsa della rapa. Non credo esista cosa più inconsistente, sciocca e povera  (anche sotto il profilo esterno-estetico) di questa. Ma succede che, come spesso accade giunge l’arte. E’ fu il popolo, quella volta,… e non certo un cuoco, che ne fece la rappresentazione valoriale tecnica e realizzativa di quella mescola. Il popolo ne fu la madre, la sugna o l’olio extra-vergine per via della  frittura il collante di quelle tessere del luminoso e dorato(salsiccia) mosaico.

Vi sembrerà azzardato questo accoppiamento quanto stolta e sciocca che non merita neppure il tempo per averla (?) letta. Ma io non credo! Credo di non aver detto ho fatto nulla che non sia stato sempre così.

Dove giunse l’uomo dotato d’ingegno nacque la minuzia del pennellino che tirò la linea lunga degli occhi delle donne di Modigliani.

di Bruno Pappalardo,05/09/2012

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 5, 2012 alle 6:45 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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