Fresella Gourmet

La minestra di Madama Chichierchia

di Bruno Pappalardo, 10.10.2012

Si racconta che in vecchio vicolo di Napoli, vicolo”Sergente Maggiore” abitava la famiglia Chichierchia.

Era un vecchio palazzo e loro, per buona fortuna occupavano l’intero primo piano di quello stabile. Bisogna dire subito che la gentile moglie,la Cicerchia, beh, …di fuoco pruriginoso e solleticante ne aveva da   donarne come un eroico Prometeo all’umanità …ci intendiamo?

Il povero marito, un noto commerciante di via Toledo, per starle dietro: feste e festini, carrozze e balletti,  teatro, musica, vestiti e soprattutto tanta abbondanza di ogni ben di iddio, tra cannoli, zuppette e babà e tanto spreco di cibo ma soprattutto dei bei pezzi di carne, Filippo Copierchio, per l’appunto, il consorte, ebbene, fallì miseramente.

donna vecchia e viziosa

La Chichierchia continuò imperterrita nella ricerca del godimento dovunque si trovasse approfittando d’ogni occasione che le poteva capitare. Era vecchia e sdentata ma s e c’era da mettere qualcosa in bocca non si negava. In famiglia, il Coperchio si storzellò talmente, per una rara  malattia alle gambe, che lo immobilizzò per sempre.. Quelle della moglie, come si diceva, invece sgambettavano come allegri compassi  se pure nel putridume morale aggravato dalla miseria nera.

La vita è spesso curiosa e spesso compiace proprio chi non dovrebbe.

………………………………………………….

‘O marito, ‘on Filippo Cupierchio,
‘o negozio, ‘o teneva a Tulèto…
e nun ghiéva né annanze e né arreto:
‘a Chichierchia ‘o facette fallí!
Madama Chichierchia ‘a ccá,
Madama Chichierchia ‘a llá …

………………………………………..
pile ‘ncapa nun tène cchiù
e vò’, a forza, ‘o zùchetezù!

La donna, …la storia non termina qui,  ricevette da un lontano zio, una cospicua eredità. Tutto ritornò come prima ma questa volta era lei a pagare nonostante il volto infarinato per sembrar più giovane, finché arrugginita e secca dovette cedere alla caducità della vita.

Se dovessimo trovare una morale si direbbe che quando quest’ultima non si manifesta nulla ha valore se non quello personale ma nuocendo inevitabilmente agli altri; ciò accade sempre.

Insomma è una lontana storia ripresa (spero ve ne ricordiate, di quella canzone di Califano e Gambardella del 1903 che fece scalpore e cantata da tanti ma portata alla ribalta e in giro pel il mondo da Roberto Murolo)

Ma quel nome; chichierchia? Perché mai?

Ha tutto il sapore di uno di quelli del linguaggio “paroleinlibertà” del futurismo napoletano di Francesco Cangiullo, infiammato dal Marinetti  per farne una capitale dell’avanguardia moderna e spesso in città di cui ne voleva godere primariamente il dinamismo interiore e la velocità delle pensiero, connesso con la parola pronta, alla battuta.

Forse “chichierchia derivi da  cicerchia? Già, è così! Questa è la vera relazione. La chichierchia è un legume della famiglia delle leguminose, dai romani detta cicercula.  Ma la sua origine è più antica. Il greco latiros, non dice sufficientemente quanto ancora vada indietro,   lontano nel tempo la sua origine. E’ sicuramente proveniente dal Medio Oriente quest’ erba a ciclo annuale e somigliante ai ceci. E’ certo anche che è una pianta sempre esistente nel meridione in particolare  dei Campi Flegrei, l’ antica Dicearchia, Pozzuoli,  sulla rocca del “Rione Terra” .?

D’accordo ma quella relazione con la canzone?

In effetti la cicerchia è stata nel tempo l’alimento più ricco di proteine e amidi, calcio e fosforo, fibre alimentari generalmente adatta per l’oligoterapia, disturbi della memoria e spossatezza celebrale, concludendo una gioia per i vegetariani. Ma santiddio,  è stato, però, l’alimento più povero mai esistito!

Si è sempre detto: “si comme a ‘na chichierchia” per dire non vali nulla. Era talmente dimenticato e malvoluto che veniva usata come ghiaietta per il presepe. E’ tale era la Madama!

Era i cibo dei contadini quando il raccolto non giungeva e nulla c’era da mettere sotto i denti. Quei vecchi coltivatori senza denti  – come Madama Chichierchia – e che tiravano avanti a stenti e, quelli più dimenticati da Nostro Signore, nella promiscuità di animali donne e uomini consanguinei ( lungi da offendere la straordinaria civiltà rurale) e che di morale (come la Chichierchia) nulla ne sapevano perché nessuno li valutava come vera umanità.  Povero e abbandonato era come loro la cicerchia per il troppo lavoro che occorreva per lavorarlo.

zuppa di cicerchie

I  poveri  di Napoli, … e poc’altre cittadine del Sud,  volle darle domicilio per i suoi diseredati e miserabili che in quella città, stracolma di ogni genere di essere, per discendenza e  capacità ineusaribile di accoglienza, aveva bisogno d’ogni cosa.

Come spesso succede, ciò ch’era ritenuto inutile o vano o insusistente, una volta, oggi viene rivalutato ma non con la consapevolezza  dovuta  dove il passato è già il nostro futuro.

Ebbene, per la rinnovata coscienza di tutti, alla faccia dell’inutile e immorale Madama Chichierchia,  ecco una mia invenzione che si presenta come forse una volta poteva essere;

Ipotizziamo una minestra di 6 persone:

500 gr di cicerchia, 10 pomodorini, 1 cipolla, 1 carota, 2 peperoncini, sale e olio.

Allora lasciando ammollare la cicerchia per un’intera notte, bisognerà, poi,  scolarle e lavarle e lessarle a parte con due spicchi d’aglio. Cuocere per circa 30 minuti in una pentola, mentre sempre a parte rosolare cipolle e carota ma tritati con l’aggiunta di un cucchiaio d’olio. Prendere una pentola bassa infilate tutto dentro con i pomodorini  e acqua della cottura non eliminata. Aggiungere i due peperoncini tritati ( il minestrone dovrà risultare forte e piccante (la variante sarebbe aggiungere una porzione di soffritto) 80-100gr. di formaggio “pecorino” . Cuocere  e aggiungere ancora dell’acqua durante la cottura e servire a tavolo con un filo a spirale di olio extravergine. La cosa più importante pezzi di pane duro e basilico. Più miserevole di questo, VERAMENTE  si muore!

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 10, 2012 alle 8:29 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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