Fresella Gourmet

‘O Pruvulone

Non ho trovato un gran ché sul termine!

Sarà che uso spesso, anzi spessissimo, questa perifrasi, che insomma indica colui che non è efficiente, incapace, per nulla intraprendente.

E’ da stupirsi non poco nel cercar riscontro in dizionari di napoletano d’oggi e neppure in quello etimologico di Francesco D’Ascoli, nientedimeno.

Non ne prevede proprio la parola. Eppure egli già scrisse dal 1945.

Almeno in italiano, qualche vocabolario s’esprime con un secco “formaggio a pasta filata dura, dolce o piccante, prodotto con latte intero di mucca”. ‘Na cosa pure ‘a dice!

Ma non alludevo affatto al formaggio,  come dicevo, o meglio anche quello. Insomma le due significazioni sono collegate. Quali? Già,… i significati sono sempre due; uno proprio e specifico, l’altro, traslato, circonlocutivo.

E’ come dire “cazzimbocchio o cazzimbò” per indicare un classico sampietrino, un tronco di piramide di basalto di circa una decina di centimetri per lato per la pavimentazione delle strade. In vernacolo, però, è tutt’altra cosa! Appare come l’organo riproduttivo maschile contratto o, per meglio dire “a riposo” in quiescenza.

Se  vieni  additato da una donna, con questo epiteto, è una vero affronto. Non tanto per l’intrinseca accezione virile ma è, come dire: “sei grosso ma inutilmente pesante,…non eserciti la funzione per la quale la natura ha voluto la tua esistenza”, dunque, inoffensivo, superfluo, inservibile, il valore di un fermacarte!

Mi dilungo lo so! Non riesco a mantenere la barra,…divago facilmente.

Ora per il “provolone”mi sarei aspettato qualcosa di simile! Trovare l’altra significazione.

Per, esempio, son certo che derivi dai provoloni della ditta Auricchio, i primi che rappresentarono un nuovissimo prodotto caseario tra il 1858 al ’77 .

C’erano di quelli dolci e piccanti, poi si aggiunsero gli stavecchi e i giovani. Diciamo subito che questo tipo di formaggio ebbe e ancora possiede un ampio mercato.

Fu Don Gennaro Auricchio che aveva una micro-azienda di latticini in provincia di Napoli (San Giuseppe Vesuviano)  Era il 1877, quando il Nord credeva che tutto del Sud sarebbe passato nelle loro mani, che, Don Gennaro, fondò una società per la  produzione di formaggi. Divenne tra le prime aziende casearie del mondo.

Tutte le volte che bisognava rappresentare, a Napoli, una persona in atteggiamento inadeguato, ossia con un ché di altezzoso o sprezzante mentre invece, l’individuo, era tutt’altro, insomma di quelli, che  tentavano di raffigurare se stessi sdegnosi e arroganti mentre erano solo dei “fessi”, ebbene, allora si diceva: “ ma chi te cride d’essere ‘on Gennaro  chillo dò pruvolone ??!”oppure“ma che t’attiggi a ffa, chi si Auricchio d’o pruvulone   E’ stata sostituita oggi in “ma chi te cride d’essere, …Maradona”.  Ovvero, credersi al sopra di quello che non si sa e non si riesce ad  essere!

Dovrei narrare del  bravo imprenditore e della sua famiglia. Dovrei dirvi del suo segreto di  “caglio speciale” che conferiva al formaggio un gustosità unica al mondo; altro che grana padana! Impararono la procedura dal buon Gennaro.  Il Provolone Auricchio si rese famoso sul mercato e, verso la fine dell’800 e diventò sinonimo stesso di formaggio.   La fama  oltrepassò l’oceano.  L’azienda si mosse in cerca  di zone fertili  e si fermò a Cremona dove trovò un luogo ricco di bovine da latte. Trovò anche gente a cui dovette insegnare il mestiere, in quanto,  da quelle parti, era totalmente sconosciuto. Giunse prepotente all’estero intendendo tutto il mondo ed estendendosi dovunque. Lascio, dunque, ad altra occasione la bella favola di don Gennaro Auricchio, ‘o cavaliere, perché breve è lo spazio. Non vorrei, però, rinunziare nel ricordare che, dopo tante traversie, i nipoti, tra gli anni ’80 e ’90, diedero una svolta importante ricreando l’antico nucleo familiare iniziale del 1877.

Ma torniamo all’ eufemistico“ stù pruvulone

Stranamente ho trovato mille altre sensi e tutti tendenti a rimarcare una certa perseveranza e capacità amatoriale e corteggiante di uomini, ovviamente, verso l’altro sesso. Ma no è affatto così,.. Accidenti!

E’ l’esatto contrario.  Il provolone, di cui parlo, è quello dolce del Cavaliere. Alto e oblungo.“’nu chiuonzo”. Un mal’arnese dritto e immobile ma grosso e grassoso, oggetto interessante per la propria altezza ma che in effetti è eternamente statico e ben saldo a terra, dunque incapace di diventare propositivo o risolutore per un qualsiasi agire.

Bene, dopo questa lungagnata, termino col dire che se il riferimento fosse stato quello del provolone tipico della azienda Auricchio, ossia formaggio piccante, l’associazione ad un chè di similarità fallica infeconda non sarebbe sorta, così io credo, … ma chissà!

Anche perché questo è usato in straordinari versioni di piatti di paste soprattutto filanti e talvolta in specialissimi insalate e dolci e pure pizze farcite. Forse basterebbe umilmente grattugiato sulla pasta o a scaglie sul carpaccio fresco accompagnato da un  rosso Taurasi di colore intenso, forte  e vigoroso di Aglianico.

No, non cercavo questo! Di questo tengo rispetto! Io cercavo:

Tengo tre figlie ca so abbunate
e ‘o figlio masculo ch’è handicappato !
E… infatti… eccolo, ora è arrivato,

‘stu pruvulone …., mo s’è scetato !  (versi di di ignoto)

da  Bruno Pappalardo, SUDVOX

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 13, 2012 alle 9:35 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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