Fresella Gourmet

Le saboteur tranquille come una pizza figliata

il mio dolce preferito la pizza figliata!

E’  tipica alto casertano. Curioso vero?,…”figliata”.

Magritte il mistero, l’incognito, l’oscuro destino

Forse perché come, nei tempi della fine dell’800 e fino ai primi anni del dopoguerra, il meridione ha sofferto il periodo più infelice della sua economia e quindi d’una carestia della fisicità come dell’anima.   E’ quella di Filumena Marturano che deve lasciare il vascio paterno, quella della Ortese, “ Il mare non bagna Napoli” o quell’altra del grande Giuseppe Marotta “L’Oro di Napoli” del ’47. L’elenco sarebbe lungo e mille racconti narrerebbero la stessa noiosa nenia del dolore e della fame  ma dai cui, come “araba fenicia” emergevano smisurati e mutevoli sentimenti come anche alte e profonde forme d’emozioni intime o suggestive per il mondo.

Magritte Renè la porta

Magritte Renè la porta

Si figliava dove capitava! Spesso era il marmo del tavolo della cucina luogo epifanico  della speranza. Sul quel marmo, in quella stanza la vita s’agitavano gli elementi dell’acqua, il fuoco e quel dire della stesso mitologico airone fenicio è “post fata resurgodopo la morte torno ad alzarmi“. Spessissimo, durante una sola settimana, accadeva di vedere nel vicolo un enorme e intagliato carro laccato bianco ,…già c’era anche la morte così presente ch’era di casa e frequentava anch’ella la cucina. Un mondo di magici sistemi legati al mistero, al mistico, al pieno dubbio e all’indefinibile.

Magritte Renè, la condizione umana

Come sia nato questo dolce, credo come un figlio nasceva in quei tempi, per caso! Non si programmava, succedeva, la vita è così e cosi in quel fagotto che nasceva come accidente ma arricciato come una insulsa voluta. Perché quella forma? Perché non una “S”!… Ha più senso! E’ la forma di Hegel. E’ l’assoluto, l’infinito, Dio e l’arte coglie la forma ideale, attraverso l’intuizione, in quella sinuosità. Avete fatto caso che compare in senso orizzontale sugli obbietivi delle macchine fotografiche quando lo si manovra per  mettere a fuoco l’albero lontano sull’orizzonte? Ebbene nasce, invece nella cucina del Sud una bizzarra forma che è, sia cosa, realtà che messaggio di una incognita.

Contiene farina, aromi per la sfoglia, vino, noci, miele e quant’altro ch’era per casa. Erano cose povere e imprevedibile.  

Scrivendo non so frenare l’accostamento a Renè Magritte. Per me, Arte e Vita sono la stessa cosa, entrambi contengono alimenti.

A questo punto del foglio non riesco a raccontarla come è dovere di chi vuol trasmettere senso  all’ alto valore concettuale (da Logiki, sottint. technế=arte) pensiero-gesto-opera di Magritte. Ma René, surrealista, forse più degli altri, assomma due entità; “in Magritte si muove il sonaglio, il richiamo dei cavalli della sua infanzia e la colonnetta o piede di legno tornito. Inseparabile per lui dalle esplorazioni sotto i tavoli, qando s’immergeva nella contemplazione dei polpacci delle donne”  Quell’altra, lui belga,  gli viene da un tracciato   rosso  e lontano dei Bruegel, Wiertz, Ensor, Frits van den Berghe . L’Orrido, il Male, la Tragedia umana, l’Essenzialità perché gli eventi umani, meno contengono cose, più sono significativi come la figliata, et cetera. Ricordiamoci che a quattordici anni forse dovette assistere al recupero di sua madre morta annegata nella Sambre. Ecco che il “mistero” ha abitato tutta la sua vita.

Magritte, la madre venne trovata annefgata con una veste intorno al volto

Guardò a  Pier Roy e  De Chirico ma mentre quest’ultimo era provvisto di una valigia colma di elementi classici,  essendo greco,  e avendo frequentato l’Accademia d’Arte di Atene, poteva gestire e proporre una realtà tra l’oggetto esasperatamente conosciuto e l’inconscio. Magritte, invece, produrrà opere che come cremagliere  si muoveranno sfalsando il senso oggettivo di realtà ma pur usandola: scarpe, pipe, bombette, corpi di donna, frutti finestre e porte et cetera, ponendoli in una situazione inquietante di slittamento dalla realtà pur restandovi fermamente legato e non lasciando al fruitore la sensazione di esserne fuori, anzi. Generava quindi uno choc, un turbamento, quello della sorpresa, dell’impressione. Fu per quello che lo definirono le saboteur tranquille. (il sabotatore tranquillo).Tutto, per quel che basta per porsi domande e penetrare la coltre spessa del mistero, dell’ imprevisto, del dubbio e dell’angoscia, dunque, non per dare risposte ma aprire varchi, deambulatori da percorrere, con infinite porte chiuse e socchiuse o aperte per chissà dove. “la razionalità sfuma, la logica si ritira, la mente si offusca e cede il passo ad accostamenti dissociativi, ossimori pittorici, composizioni assurde, situazioni in bilico tra l’onirico e la più fervida fantasia”.

La Pizza Figliata

Dov’è dunque la relazione con la nostro “figliata” ? L’inimmaginabile e casuale, forse come vuole la stessa natura. L’ovvio della semplicità spoglia quando non è propriamente ragionevole. La forma nata per caso o geniale? Quel suo tendere di un’estremità verso il centro lascia immaginare ad una voluta che cerca di spingersi oltre penetrare e comporre il cerchi, il circuito, il ciclo quello della vita in movimento.

da Bruno Pappalardo,

per la ricetta

Ingredienti :
250 gr di farina;
1 uovo;
1/2 bustine di vaniglia;
1/2 bicchiere di olio d’oliva;
1/2 litro di vino bianco;
2  cucchiai di miele;
100 gr di zucchero;
la buccia di un limone grattuggiata;
un pizzico di sale.

Ingredienti per il ripieno (da preparare a parte):
350 gr di noci;
200 gr di zucchero;
1/2 buste di vaniglia;
1/2  busta di cannella;
pezzetti di cedro.

Preparazione:
– Disporre al farina a forma circolare.
– Mescolare in una scodella l’uovo, il vino bianco, la vanoglia, lo zucchero la buccia di limone grattuggiata ed aggiungere un pizzico di sale.
– Dividere la pasta in 4 parti.
– Formare la sfoglia, di forma oavle, il più sottile possibile.
– Tritare le noci e mescolarle con lo zucchero, la vaniglia, la cannella ed il cedro.
– Cospargere la sfoglia, precedentemente preparata, con l’impasto appena ottenuto aggiungendo un filo d’olio e del miele.
– Arrotolare la sfoglia (per chiudere il rotolo, bagnare le estremità con vino bianco).
– Versare un mezzo bicchiere di olio nel tegamen ed infornarla per circa un’ora.
– Appena sfornata cospargerla di miele.

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 14, 2012 alle 12:59 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Un pensiero su “Le saboteur tranquille come una pizza figliata

  1. Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

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