Fresella Gourmet

Caffè Sospeso

Si chiamava Louiggino. (diminutivo di Luigi) Luigino faceva i  “‘o caffettiere”.

Andava per i vicoli a versar la sua bevanda.

Per molti quella voce, sul presto della mattina, che annunciava  la sua presenza, poteva dar fastidio o gioia. C’era chi veniva turbato e chi, a quell’ora, prima di muoversi per i mercati, invece, aspettava con trepidazione quel chiassoso richiamo.

Andava con un cesto sotto il braccio sinistro, con tazzine, bicchiere e bottiglie di liquori, e uno scaldino col fuoco nella mano destra e sopra la caffettiera aiutato, per tutto l’armamentario, da una tracolla.

S’era in epoca pre-unitaria.

Era, quel mestiere, una ramificazione dei vari commerci che s’accontentava di miserabili guadagni.

Diciamo che,…ma parrebbe inutile anche richiamarlo, quel mestiere nasceva dalla irrealizzabilità  imprenditoriale di Luigino. Non poteva avere una regolare “caffetteria”  e, di contro, l’acquirente, comprava da lui  per un evidente risparmio. Era una vicendevole convenienza!

Immagine

Luigino entrava nel terraneo sulla strada (o basso = vascio ) ch’erano i principali clienti, e dopo aver offerto     una “’bbonajurnata”,  per un grano (moneta in uso)  versava nella tazza, la dose corrispondente a quel cavo. Talvolta  si riempiva, per un tornese, anche una  cuccuma, alta e stretta, aggiungendovi del rum.

Era anche il giornale quotidiano. Raccontava dei fatti che aveva sentito della sera prima e spesso si tratteneva per opinion are sull’argomento. Era un modo di guadagnarsi la simpatia dell’amico compratore,  diventare di casa, un habitué insostituibile, unico quanto prezioso. Non mancava un largo sorriso nel prendere l’uscio e lanciare uno “stateve ‘bbuone, ‘ncè vedimme dimane”.

Era chiaro che gli arnesi erano stati presi in prestito da un commerciante che traeva da Luigino un guadagno, e Luigino, a sua volta,  per incrementare al massimo il suo commercio e pagare il suo detrattore, portava con se un libricino su cui segnava  tutti quelli che, lui imprestava, per lasso di tempo, la propria merce e estendere il più possibile il proprio “portafoglio clienti”.

Ora questa cosa del prestito era sparso anche i altri maneggiamenti  mercistici. Un esempio noto è la pizza “oggi ‘a otto” ossia pagare la pizza di oggi negli otto giorni a seguire.

Immagine

Ora da qui, giunge diretto e verticale un chiaro pensiero della vita tipicamente napoletano: tra simili    esiste e deve esistere una naturale solidarietà che va oltre l’ amor pel prossimo pur presente. Si chiede all’altro piuttosto “appoggio, sostegno e comunanza” che può basarsi unicamente sui fondamentali etici dell’esistenza, tra questa la “appartenenza alla comunità” e la “fiducia”. Si sarebbe detto che qualcuno dell’epoca poteva approfittarne non onorando il debito?  Mai successo!

E’ secolare, ad esempio, passando davanti l’uscio del proprio barbiere, affacciarsi e chiedere: ‘On Gennà mi permettete la fesseria ‘e ‘nu ‘bello caffè?   L’altro “… non vi prendete collera, ma da stamattina  già me ne hanno offerto tre e,… pure bevuti, … mò, non  v’offendete se me lo sospendete?”

Il “caffè sospeso”, dunque, è omaggio, cortesia e leziosa stima per l’altro; talvolta però, neppure tanto sincera perché, se adoperata ad arte, riesce a trarre anche dei piccoli vantaggi. Lasciate sospeso dei caffè  per un cassiere d’un qualsiasi Istituto bancario o ad un gruppetto di operai che lavorato per voi, al panettiere del quartiere che vi conserva “’o cuzzetiello” di un pane tagliato in due, e, perché no, anche all’impiegato di Equitalia,… provate!? ‘A cartella esattoriale nun s’è trova ‘cchiù, o, per lo meno, è SOSPESA!

Quella di lasciare un caffè pagato, al bar, per tutti coloro che ne avessero bisogno, ossia al mondo intero, ebbene, è appena, appena discendente da questa.

Attiene a quell’ inattaccabile e indomabile cultura ellenistica che pare ancora velocemente circoli nelle nostre arterie, alimenta il muscolo cardiaco ed il cervello. Vengono condotti tra le strade dove, affollatissime, si intersecano ad altri della stessa sanguinarietà, finché s’aggrovigliano in un unico ganglio diventando essenza pel piacere altrui. Epicuro venne a Napoli ed addottrinò i suoi nuovi discepoli chiedendo loro di raggiungere la “conoscenza“ mediante l’intercessione del bello e la pratica del piacere come rasserenamento dell’anima. Che sia riuscito? Ma certo che SI! E’ la “sospensione” dall’intrigo e odio; è la città sospesa per antonomasia. La città  tra due mondi, sotto e sopra; la città tra il reale ed il metafisico; è sospesa perché il “finito” non lascia scampo alla definizione mentre la sospensione alla continuità del pensiero. Questa straordinarietà dell’essere  è la nostra risorsa umana più sicura da cui ripartire.

A Napoli è nero e cocente come il diavolo ma vinto dall’amore di offrirlo all’umanità.

di Bruno Pappalardo, SUDVOX,

Annunci
Questa voce è stata pubblicata il novembre 15, 2012 alle 7:45 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: