Fresella Gourmet

Quanne sponta ‘a fresella ‘a Marechiaro

due uomini al mare

Parafrasando di Giacomo, (1886)  mi pare che la locuzione, snaturata per sottrazione  ad una tra le canzoni più conosciute che raccontano di Napoli, sia doppio sacrilegio.

Eppure, la sua morte era, per i pescatori di Mergellina, imbibire da una barca, nell’acqua di mare per ammorbidirla e avere un pò di sapore.

Significa, tuttavia, direbbe, qualcuno, profanare comunque il sacro, l’irraggiungibile superiore, come ad esempio l’arte.

Perché, dunque, “infilarla” in una storica ma anche la più lirica delle composizioni napoletane accompagnata da uno dei  brani musicali pareggiante alla grandezza  di illuminati compositori mai scritte a Napoli e,  quindi al/nel mondo?

Gia!…forse sarà perché, ‘a fresella,  se lo merita!  Forse perché  è un pezzo straordinario di questo cosmica impalcatura della vita.

Intendiamoci, non una particella come tutti  noi, catalogati come microelementi, piccole rotelle  appartenenti alla struttura universalista del circuito bio-chimico planetario. Affatto; … essa è più, molto più grande.

Vi direte, … ecco uno che tenta di esaltare, utilizzando parole, parole in libertà, come volesse comporre un epigrafe sul marmo di un Nobel  mentre il morto è solo un pover’uomo.

Ma il NULLA è niente perché di alcun valore è costituita? Perché non è protagonista di alcuna eccezione, perché è sempre seconda, anzi ultima.

Ciò la rende, invece, paradossalmente e  maestosamente più grande!

Avete mai visto un’opera di Caspar David Friedrich? 

Ora senza entrare  nelle grandi significazioni filosofiche o artistiche delle opere di Friedrich, diciamo subito che non è su di lui che vogliamo intrattenerci. Tuttavia, egli darà forma, una forma unica e rara, al suo mondo interiore e concettuale anche se, incoerentemente, manifesterà il “fuori”: la Natura.  Assolutamente chiaro e  percepibile sarà l’Essere, il Tempo, la Ragione, il Mistico, l’Uomo (come Natura).  Ora nulla ci importa  veramente di ciò.

il viandante sul mare di nebbia

Si occuperà di quella  “natura-naturanda” come sosteneva il filosofo olandese Baruch Spinoza, ossia natura che si fà, che diviene”. Friedrich la rappresenterà in tutte le sue mutevolezze: quando è cheta e docile o quando i suoi tifoni affonderanno navi e uomini.

Ciò che è singolare è  la presenza sempre di un uomo o di più di uno presente nell’opera e (importante) collocato centralmente come per indicare il “chi è il vero eroe, l’interprete”. Ma costui è minuscolo dinanzi alla straordinarietà e immensità di un tramonto o di un ghiacciaio in sommovimento. L’uomo è sempre di spalle. Per Friedrich (come per la fresella) non  ha alcuna importanza saperne le fattezze fisiognomiche o la bellezza espressiva o fisica. Egli è quasi una macchiolina. Le proporzioni delle due cose dimostrano la grandezza della Natura ma inevitabilmente danno senso, per contrasto, all’uomo. Significherà pure qualcosa se utilizza sempre lo stesso rapporto?  Ci importa leggere e capire  che è proprio la vastità, l’assurda immensità d’essa che rende protagonista quell’UOMO. E’ addirittura un uomo complesso. Non è palese ma lo percepiamo, lo sappiamo come pre-concetto e come presenza proprio in quel luogo e in quel momento.. Dunque, quell’uomo non  è veramente piccolo! !Quell’uomo piccolo è più alto della stessa Natura. Nelle opere, Essa,  prende quasi  tutto il quadro!

Scrisse: “il divino è ovunque, anche in un granello di sabbia; una volta l’ho raffigurato in un canneto

Cos’è, dunque, “’na fresella”? Nulla, poche cose.  E’ costituita, però, dai fondamenti essenziali della vita dell’uomo: acqua (il suo elemento naturale) fuoco (cottura a legno nel c.a.1300) sale,(il mare) grano (fertilità, dagli inizi della vita dell’uomo stanziale)

E’povera anch’essa e semplice e umile come quelle figurine umane in basso e come anche elementarità, naturalità delle opere di Caspar. Così è sempre tanto cibo del Sud. Le manca tutto. E’ addirittura invalida di grassi. Che potrebbe pretendere non avendo sapore? E’ solo una perfetta e dimessa amica in certi momenti; la fame (oggi, invece, fa raffinato) e non ha pari. E’ asciutta e resta tale nel tempo. E’ come pane già secco e tale resta senza scadenza. I marinai, ne portavano con se delle belle quantità che spugnavano inzuppando in mare per  ammollirla e salarla. E’ usata ancora per le emergenze.

Chissà, forse deriva dal latino “frendere”, che vuol dire, stritolare sminuzzare. E’ da questa radice che nasce l’aggettivo “friabile, e frammentabile.

marechiaro

Già frammento, coccio di un’insieme, tessera di un mosaico che però, ritrovati e composti, s’assommano completando “ l’unicum”.

Cos’è più completo della Natura? Cos’è più insignificante ma completa d’una fresella? C’è da chiederselo!  Non soffrire di niente  ma  anzi,  esserne  fiera!

Da Bruno Pappalardo

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 22, 2012 alle 6:14 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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