Fresella Gourmet

‘O PRESEBBIO

di Bruno Pappalardo,

PRESEPE edicola sacra Maradona
Quell’esile manipolo di amici che mi leggerà, volendo io servirmi del Natale
per imbattermi nella voglia di Presepe, ebbene,  forse s’aspetteranno la più
classica delle versioni, quella popolare, pittoresca, come tutti i  vuoti
grafomani, come me,  farebbero volentieri.
Percorrere insieme e condurvi sulla salita di San Gregorio Armeno, sboccante
su San Gaetano e intrufolarci nelle miserevoli stregnatoje, vicoli stonacati
dove ogni pertugio è buono per esporre, belli o maldestri presepi come, ogni
anno, No,! Avrei voluto spingermi in una brevissima incursione storica del
presepe “Cortese” ossia di corte, (quella dei regnanti e dei propri cortigiani
per tutto il ‘700, – si dice addirittura che Carlo III fosse abile in quest’
arte ) e l’altra invece “Volgare” ossia popolare” .

PRESEPE Mario Monti

Rallegrarvi, ad esempio, subito, con un breve dialogo preso apposta dal perenne e rituale
ritorno annuale di “ Natale in casa Cupiello “:
NENNILLO  ( da sotto le coperte) ‘A zuppa ‘e latte.
LUCA   E a chesto  pienze.  Sùsete e và t’o piglia dint’’a cucina  ca nun
tiene ‘e serviture, he’ capito?
NENNILLO  Si nun m’’o purtate dint’’o lietto non mi soso.
LUCA  No, tu ti sosi. Si no te (s)ciacco  e  te faccio rimanè na settimana
dint’’o lietto pè piacere mio.
CONCETTA (entrando) Ccà  sta ‘a colla. (mette la lattina sul tavolo del
presepe. Luca torna a lavoro) Io nun capisco, c’’o faie a ffà ‘stu presebbio…
Na casa nguiata, denare ca se ne spènnano e almeno venesse buono…
LUCA  Pecchè? Chi ha ditto ca nun vene buono?…’O ssape isso! …(sgranando gli
occhi ) Nun te piace? Nun te piace ‘o presebbio? NENNILLO ( dispettoso) Nun me
piace.
LUCA  Ma come, il presepio  piace a tutti …A chi è che non piace il presepio?
C’è cosa più bella?……………..”

PRESEPE, Natale Cupiello Eduardo

Beh, forse NENNILLO  (difficile sapesse leggere)  dovette trovare la lettera
di Luigi Vanvitelli, che dimostrava  un totale disinteresse per l’arte
presepiale, tanto da scrivere a suo fratello Don Urbano, in data 8 gennaio 1752
: “ ho veduto li presepi che in vero tanto son goffi nel resto altrettanto sono
abili in questa ragazzata, nella quale si applicano efficacemente questi
napoletani”
cosa, in effetti , non vera, di come lui l’intendesse, moda
passeggera. Infatti, proprio nel ‘700, incominciarono anche i grandi scultori a
interessarsene e con passione, dopo quelli diciamo di serie B.. (vorrei evitare
i nomi per brevità)   Venivano, in quel tempo apprezzati e con entusiasmo,
oltre dai regnanti, anche da dotti  forastieri come Samuel Sharp, il conte
polacco Augusto Moszynsky che racconta al suo re Stanislao Augusto Poniatowski
Un nuovo genere di spettacolo occupa i napoletani tutti gli anni, da Natale
alla Quaresima; ed è forse quello che, più d’ogni altro, merita di essere
visto”
Ma anche decine e decine di altri famosi artisti e romanzieri stranieri,
Goethe in cima e poi, poi, …… venne l’800 e tutto cambiò!
Non posso, tuttavia, non citare quello di Michele Cuciniello che pure venne
rappresentato nel 1879 ma nella tradizione settecentesca mentre i primi
decenni, di quel secolo, stavo dicendo,  avevano già avviato un percorso tutto
personale. Intendo quello di oggi è la sua  semantica, ovvero quella plebea,
rappresentazione spontanea e autentico nuovo spirito visionario, sia pel
concetto di sacro, che di quel sincretismo antropologico-religioso  di cui i
napoletani sono stati sempre amanti o infetti.
Ma andiamo per ordine: Il presepe del ‘700 era statico, scenicamente piatto,
frontale (tranne esempi come il Cuciniello a tutto tondo)
Era ed è “teatrale” con un fondale e delle quinte. L’osservatore era davanti
al rappresentato. La narrazione della natività scorreva,  svolgendosi tutta
davanti agli occhi dello spettatore come s’osservasse un quadro. Si confermava
il concetto d’impatto e di visione immediata. Ci si soffermava sulla bellezza
del particolare e dei colori. Una visione pinacotecale. Così, anche il rigore
stilistico e storico dell’adattamento ai luoghi e alle vesti, quella narrata dal
Vangelo e nulla sfuggiva alla coerenza dell’uno e dell’altro e che accolse l’
avvento.

PRESEPIO Roberto Saviano

.
Tanto vera la teatralità che per il presepe dell’architetto Cuciniello venne,
per l’appunto chiamato proprio lui (da cui prende il nome per aver regalato la
sua collezione di pastori) ch’era soprattutto un drammaturgo. Si aggiunse per
il masso, Luigi Farina, ossia l’impianto roccioso, e l’architetto Fausto
Niccolini  autore delle luci spioventi dall’alto. Venne anche chiamato lo
scenografo Luigi Masi per le pitture del paesaggio e della calotta di cielo.
In  conclusione il Cuciniello resta nella tradizione settecentesca ma, ripeto,  s’
era già avviato, parallelamente a questi, la bella geniale vena estemporanea
popolare, concretista e assolutamente culturale.
Per culturale intendo quel bene di individuo o popolo che ha, in se, la consegna
dei tesori acquisiti da esperienze secolari, materiali e immateriali dunque, religione, filosofia, politica, società, economia, tradizione valoriale, arte
e, … insomma, “rappresentazione di se“.
Se il napoletano fuori al proprio basso (vascio) o nell’androne del palazzo,
ha edificato un altarino sacro, bene, … è da intendere, non solo che vuole il
sacro, il santo a domicilio ma soprattutto vuole toccarlo, vederlo, parlargli,
rapportarsi come un conoscente e anche un amico potente che può aiutarlo nelle
sue disgrazie, affidarsi perché ben introdotto, sia  nella realtà di
qui come nell’aldilà,.. ha influenza,.. Se sgarra, come capita al povero San Gennaro, viene oltraggiato dalle donne nel Duomo.
Il presepe popolare, è invece e per le stesse ragioni “cinematografico”.
Azzarderei neorealista. Esso rappresenta la realtà di tutti i giorni, la
quotidianità che si miscela con la sacralità (come per l’altarino) Nella sua
realtà ci sono i propri santi come i propri eroi, miti, gli attori; Troise,
Totò, e perché no, anche Maradona a cui, in piazzetta Nilo venne, qualche anno
fa, eretto una classica edicola sacra, posticcia e malfatta ma che da quel
sito, spesso, il grande Diego si è recava su tutti i presepi di quegli anni d’
oro (Pibe)
Nei presepe “s’aggiorna il presente” e un pizzico di futuro non ignorando il
passato, il sacro.  C’è di tutto! Il lampioncino con la luce elettrica, come il
pizzaiolo fine ‘800 ma perfino, forse, (in fretta preparato) in questi giorni,
un austero e ultimo Mario Monti)  semmai con la scorta provvista di auricolare
cellulare.
E’ cinematografico perché ha un cast e durante l’anno vengono fatti le
preselezioni, i provini per i nuovi  personaggi,  per i nuovi eroi o miti
negativi. E’ cinematografico perché palesa una realtà che fa riflettere con
informazioni sinottiche del presente. E’ cinematografico perché la Madonna e
San Giuseppe  stabiliscono un contatto con il  mondo terreno e contemporaneo e
per farlo ha bisogno di Antonio di Pietro che si mischia ai zampognari, come di Berlusconi. Sono dei dossier di Wikileaks E’ la vita che continua nel suo immaginifico ma vorticoso volgere perenne, da San Matteo a Petito. E’ un racconto dove siamo rappresentati NOI.

PRESEPIO, Nennillo, Natale in casa Cupiello

Siamo anche NOI nel presepe, nella pellicola, tra i vari personaggi, dunque
siamo tra loro, NOI SIAMO LORO. Sentiamo più vicino la santità della natività,
che certo porterà alla Resurrezione ma come, tanti film “Cult” alla
Rivelazione.
“…ma mò,  te piace ‘o presebbio”

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 17, 2012 alle 6:49 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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