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Salviamo Carditiello

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Ci sono luoghi che nel corso del tempo e della loro storia acquistano e perdono valori e significati antropologici e sociologici, approdano, come metafore, a spazi di identificazione e manifestazione delle esperienze e delle relazioni umane, singole e collettive, e si offrono come punti di riflessione, interpretazione ed elaborazione di processi di inclusione ed emarginazione delle dinamiche collettive e nel rapporto tra uomo e ambiente.
Tale può dirsi il Sito Reale di Carditello, un complesso monumentale e naturale ubicato in Terra di Lavoro nel comune di San Tammaro, a metà strada tra Napoli e Caserta. La Tenuta borbonica oltre a essere una delle più importanti opere di architettura neoclassiche italiane ed europee (realizzata dall’arch. Francesco Collecini, con affreschi di Jacob Philipp Hackert), in quasi un secolo di lavoro ha rappresentato un laboratorio innovativo e di sperimentazione per la produzione di mozzarella di bufala, formaggi, l’allevamento di cavalli, bufale e vacche e la coltivazione di cereali, foraggi, legumi, canape e lino.

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Con la Reggia di Caserta, Capodimonte e Portici, il Belvedere di San Leucio, l’Acquedotto Carolino, etc., Carditello si inseriva in quel grande circuito territoriale dei Siti Reali che la corte borbonica realizzò nell’ambito del complessivo disegno organico di rinnovamento e sviluppo del regno meridionale, per la promozione dell’agricoltura e delle industrie, delle arti e del progresso civile e sociale. Nel 1833 raggiungeva un’estensione di circa 2000 ettari.
Dopo l’unità d’Italia la Tenuta passò alla casa reale dei Savoia. Nel 1919 fu donata all’ente assistenziale “Opera Nazionale Combattenti”, con conseguente lottizzazione dei terreni, e dal 1952 fino ad oggi fa parte del patrimonio del Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno che ne utilizzava i locali fino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso.
Da allora, la cronaca relativa al sito reale di Carditello è un susseguirsi di storie di degrado, abbandono e impegni mancati, pur in presenza di sporadici finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno, della Regione Campania e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che, in assenza di un progetto complessivo di rilancio, sono intervenuti con un intervento di restauro che ha interessato il Casino centrale e i primi due capannoni laterali. Il meraviglioso monumento, al centro di una vasta campagna, è circondato da strade prive di segnaletica e da centri urbani fortemente a rischio per la presenza della malavita organizzata. La trascuratezza in cui versa la residenza borbonica (fino a poco fa incustodita da decenni) non ha eguali. Nel corso degli anni sono stati trafugati pavimenti, scale, camini, affreschi, colonnine, porte, frammenti architettonici e cornici. Per impedire ulteriori furti, l’edificio è stato murato in alcune sue parti.
A partire dall’inizio degli anni 2000, per effetto di titoli creditizi vantati dal Sanpaolo-Banco di Napoli nei confronti del Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, il Real Sito di Carditello rischia di essere venduto all’asta. Il Banco di Napoli, infatti, erogò in anni addietro un prestito di alcune decine di miliardi delle vecchie lire al Consorzio – oggi maturati a circa 22 milioni di euro – che non ha mai restituito all’istituto bancario. Tale credito è stato poi trasferito dalla banca, entrata a far parte, intanto, del gruppo San Paolo- IMI, alla S.G.A., una società preposta alla riscossione dei crediti, che ha avviato nei confronti del Consorzio una procedura di esecuzione immobiliare forzata al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Nasce in quel periodo un vastissimo movimento di opinione e sensibilizzazione, formato da semplici cittadini, associazioni ed enti territoriali, che nel tempo, anche grazie alla rete web e all’interesse dei media, ha portato la triste vicenda di Carditello all’attenzione delle istituzioni pubbliche locali e nazionali e dello stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Salviamo Carditello la parola d’ordine che migliaia di cittadini hanno urlato in questi anni, anche in occasione di periodiche aperture straordinarie del sito, per strappare dall’oblio la tenuta reale, sventare una possibile perdita da parte della collettività di un patrimonio culturale di inestimabile valore ed impedire l’acquisto del bene da parte di organizzazioni criminali, ma soprattutto per riappropriarsi di un bene comune metafora dell’incapacità dello Stato di affermare la dignità delle regole e di essere garante del rispetto dell’articolo 9 della Costituzione per la tutela di un prezioso bene culturale italiano.

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Ad oggi, infatti, nonostante le aste deserte, transazioni e stanziamenti mancati, dichiarazioni di intenti, previsioni progettuali di recupero e bonifica anche dei territori dei Regi Lagni ed impegni di acquisizione del sito al patrimonio pubblico – da ultime le dichiarazioni dello scorso marzo del Ministro Ornaghi per i Beni Culturali – il Sito Reale di Carditello rischia ancora di poter essere venduto per colpa di un debito.
Per tale preoccupazione il movimento “Salviamo Carditello” si è dato una forma organizzativa e di coordinamento denominata “Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni” che, seppur nella difficoltà di individuare soluzioni risolutive, ha conseguito l’obiettivo minimo di scongiurare ulteriori furti e atti vandali con un presidio attivo e di manutenzione ordinaria realizzato dal febbraio scorso con il Comune di San Tammaro, il Consorzio di Bonifica e il corpo dei volontari locali capitanati da Tommaso Cestrone, ribattezzato l’angelo di Carditello. Con una serie di attività di sensibilizzazione, tra cui le aperture straordinarie di questi mesi, Agenda 21, inoltre, ha inteso tenere alta l’attenzione sulla vicenda e respingere così eventuali speculatori interessati a Carditello.
Con una buona dose di ottimismo e partecipazione Agenda 21 in questo momento sta promuovendo momenti di dibattito e riflessione sul rilancio e il futuro della residenze borbonica, attraverso una grande progettualità inserita nell’ambito della bonifica dei territori dei Regi Lagni e della programmazione territoriale, con il coinvolgimento di tutte le forze sane della Società Campana (professionisti, associazioni, aziende ed imprese, istituzioni, etc.) al fine scongiurare definitivamente la perdita di uno dei gioielli dell’architettura neoclassica europea e di restituire al suo antico splendore e alle sue naturali vocazioni un bene comune della collettiva, tesoro d’Italia e patrimonio dell’Umanità, occasione di sviluppo per le giovani generazioni e testimonianza anche dei livelli di progresso che l’agricoltura meridionale in Italia raggiunse in una felice stagione storica.

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Per Gentile Concessione di Nando Cirella Direttore di Agricoltura e Innovazione- Articolo di Eugenio Frollo, Alessandro Manna e Raffaele Zito.

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 3, 2013 alle 6:11 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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